Dieci ambientazioni

Oltre ai personaggi, alla trama e ai riferimenti storici, culturali e sociali, l’ultimo ingrediente principale di ogni scritto è dato dall’ambiente, inteso come luogo fisico e come spazio in cui l’intera scena si muove.

Le ambientazioni non sono da trascurare, in quanto fanno parte e influenzano sia la trama sia i personaggi con i relativi pensieri (se pensiamo ad una data precisa, ci saranno azioni diverse in base al luogo in cui le persone sono collocate).

Per andare “oltre” il testo, addentriamoci in quest’ultimo approfondimento.

1) CITTA’ EUROPEE

È fuori dubbio che almeno cinque romanzi sono ambientati in Europa, in particolare lo sono tutti quelli che hanno nel Novecento il fulcro centrale della descrizione.

Il Novecento è stato un secolo fortemente europocentrico, se non altro per le tragedie avvenute.

Viceversa, nel Ventunesimo Secolo non ho praticamente ambientato alcuno scritto in Europa, come a sottolineare che il Vecchio Continente ha perso il suo ruolo centrale nel mondo di oggi.

Così, nel terzo racconto di “La mia generazione” la città di riferimento è Monaco, mentre nei tre racconti dei colori di “Vite erranti” sono Lisbona, Praga e Budapest.

Infine, in “La grande illusione” sono presenti Berlino e Sarajevo.

Sono tutte città nelle quali sono avvenuti degli eventi tragici nel corso del Novecento.

A Monaco è nato il Nazismo, a Lisbona vi è stata una dittatura e poi una rivoluzione, a Praga la famosa Primavera, a Budapest i fatti del 1956, Berlino ha avuto il Muro e Sarajevo le due tragedie che hanno racchiuso il Novecento: l’attentato che ha dato il via alla Prima Guerra Mondiale e l’assedio del 1994, culmine della guerra etnica in Jugoslavia.

Come contraltare a queste città martoriate, si erge Parigi, simbolo centrale della cultura del Novecento europeo, principalmente nel romanzo “Tre sorelle” e Montecarlo, come rifugio estremo di esuli.

2) LA CAMPAGNA AGRESTE

In perfetta antitesi con le città vi è la campagna, con i suoi ritmi lenti e cadenzati.

Questo dualismo è evidente in “Tre sorelle” in cui il piccolo villaggio di Avize, portatore di una cultura vitivinicola di altissimo livello, si contrappone a Parigi.

Un altro accenno agreste europeo è presente nel primo racconto di “La mia generazione” , laddove è la pianura russa ad essere protagonista.

3) IL PANORAMA INDUSTRIALE E URBANO

Anche con l’ambientazione cittadina ricordata poco sopra, non ho dato un taglio “industriale” o “urbano”, tipico della costruzione architettonica e sociale del Novecento.

Vi sono poche, ma significative, eccezioni.

La prima è data da Milano, città attorno alla quale si snodano le principali vicende di “Vittime e carnefici”. Il suo fare industriale è inquadrato nel periodo di massimo splendore, ossia durante il boom economico italiano.

Sempre Milano è anche lo sfondo di un racconto di “Anonimi”.

L’altra eccezione è data da due racconti “urbani” di “La necessaria fatalità di un’ora”, dove due città moderne come Shangai e Tokyo segnalano il primato dell’Asia nel nostro secolo.

4) LE ISOLE E L’ISOLAMENTO

La mia predilezione per le isole si evidenzia in modo nitido riempiendo ben sei racconti di “La necessaria fatalità di un’ora”(isole South Georgia, isole di Capo Verde, Mauritius, isola di Sakhalin, isole Samoa, Tahiti), come ad indicare un “isolamento” forzato e voluto in una società sempre più connessa.

Altri accenni alle isole sono presenti in un racconto di “Vite erranti” con Madeira e Sant’Elena e con alcuni passi di “Parole perse” riferiti a Pantelleria.

Ma se devo scegliere un’isola tra tutte, essa è la Sardegna.

È la Sardegna che compare in “Vittime e carnefici”, in “Anonimi” e in buona parte di “Parole perse”.

5) LA NATURA E LA FORESTA

Agli spazi naturali del “Nuovo” mondo ho dedicato un romanzo intero (“Il ragazzo che suonava il sax”), qualche racconto di “La necessaria fatalità di un’ora”, alcuni passi di “Parole perse”, nonché un paio di storie di  “Le vite ritrovate”.

Tra tutti questi paesaggi, spicca il panorama centro e sudamericano, come corrispettiva di un’anima “latina” che è parte fondante dei miei scritti.

6) IL DESERTO

Collegato in modo stretto alle isole e all’oceano, al deserto del Sahara dedico una storia di “Vite erranti” e una di  “Le vite ritrovate”.

Il deserto è un’altra forma di isolamento, diversa negli elementi naturali.

7) LE PICCOLE REALTA’ ITALIANE

Per descrivere l’Italia, ho preferito passare per le città di media grandezza, come Verona, Como, Lecce, Firenze, Bologna, Ancona, Padova, Ferrara,

Trovo che vi sia, in quelle città, il vero sentire italiano, una vita a misura d’uomo che forse ci stiamo dimenticando.

“Anonimi” e “Vittime e carnefici” sono i due scritti di ambientazione italiana, unitamente a qualche storia di  “Le vite ritrovate”.

8) I GRANDI SPAZI

Un altro modo di intendere l’isolamento è quello di ambientare la scena nei grandi spazi al di fuori del continente europeo.

Chi meglio dell’Australia può fare ciò?

Anche qualche accenno a Stati Uniti ed Argentina.

“Vite erranti” e “La necessaria fatalità di un’ora” sono i romanzi dove sono più presenti.

9) GLI OCEANI E IL MARE

Il rapporto con l’isolamento dell’essere umano e con l’acqua trova il pieno compimento nella descrizione dell’elemento primordiale e vitale.

In ogni scritto è presente questo richiamo, fin da “Parole perse”, passando per “Vite erranti” , “Anonimi”, “La necessaria fatalità di un’ora” e  “Le vite ritrovate”.

10) LA CASA E GLI SPAZI CHIUSI

Non da meno, moltissime scene sono ambientate in spazi chiusi.

Vi è una costante ricerca del concetto di “casa”, intesa come luogo fisico che si astrae all’ideale.

Dalla descrizione delle varie dimore in “Anonimi”, passando per “villa Coronado” di “Il ragazzo che suonava il sax”, una sezione chiamata proprio “Casa” in “La mia generazione” , si giunge alla presentazione della “sala blu di casa Mauriac”, onnipresente in “Tre sorelle” e in  “Le vite ritrovate”, dopo che il protagonista della Provvidenza ha attraversato lo spaesamento ne “I respiri di un’anima” di uno spazio chiuso non definito e costruito solo dalla sua mente.